Infortunio del LCA

Ci sono molti dettagli che devono essere presi in considerazione in maniera coesa per assicurare le migliori possibilità di successo a seguito di un infortunio del legamento crociato anteriore.

Senza dubbio avere un paziente ben preparato, motivato e istruito sul percorso terapeutico. Rivolgersi ad un chirurgo esperto nelle problematiche del LCA. Essere preso in cura da un fisioterapista preparato per recuperare dall'infortunio.

Il successo o il fallimento di una ricostruzione del LCA non è determinata semplicemente posizionando il legamento correttamente durante la procedura chirurgica. Questo è solo un passo nel corso di un lungo processo che richiede una meticolosa attenzione ai dettagli. Avere un fisioterapista istruito e motivato è altrettanto importante quanto l'esecuzione della chirurgia. Una terapia fisica corretta dopo le lesioni del LCA è di fondamentale importanza, sia prima che dopo l'intervento chirurgico.

Nanismo acondroplasico

L'acondroplasia, detta anche ACP, colpisce una persona ogni 20.000, un’alta percentuale dei malati sopravvive solo pochi giorni o nasce morta. La malattia è genetica ed è caratterizzata da un mancato sviluppo armonico della cartilagine di accrescimento delle ossa lunghe degli arti. La cartilagine di accrescimento è quella parte dell’osso che nel bambino non è ancora saldata e che permette l’allungamento progressivo dell’osso stesso. La patologia causa gravi disturbi della crescita e risulta una delle piu’ comuni forme di nanismo, chiamato nanismo acondroplasico.

Purtroppo non esiste ancora oggi nessuna terapia in grado di guarire dall’Acondroplasia. Attualmente una delle possibilità per migliorare la qualità di vita di queste persone è l’intervento ortopedico, per correggere la curvatura della schiena e per aumentare l’altezza. Si può aumentare la statura tramite allungamento chirurgico degli arti inferiori, che generalmente si può effettuare già dai dodici ai sedici anni.

L’operazione chirurgica consiste nell’allungare le ossa del femore e della tibia, “guadagnando” circa 20 centimetri in altezza. Questo tipo di intervento, però, comporta un lungo periodo d’immobilità, e un grosso carico fisico e psichico per il paziente, perciò deve essere valutata la situazione, insieme al medico e ai familiari.






La Ionoforesi

Per ionoforesi (iòno-phòresis = trasporto di ioni) si intende l’introduzione di un farmaco nell’organismo attraverso l'epidermide (somministrazione per via transcutanea), utilizzando una corrente continua (corrente galvanica), prodotta da un apposito generatore. Sostanzialmente si potrebbe definire un'iniezione "senza ago". I vantaggi della somministrazione di farmaci con questa modalità sono essenzialmente:

  • Evitare la somministrazione per via sistemica (orale, intramuscolare, endovenosa);
  • Applicare il farmaco direttamente nella sede corporea interessata dalla patologia;
  • Permettere l’introduzione del solo principio attivo, senza veicolanti (eccipienti);
  • Permettere agli ioni di legarsi a determinate proteine protoplasmatiche;
  • Iperpolarizzare le terminazioni nervose.


I farmaci più utilizzati per i trattamenti di ionoforesi sono l'Artrosilene e l'Orudis. Entrambi hanno come principio attivo il ketoprofene. Rientrano nella categoria dei FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) e svolgono un'azione antipiretica, analgesica e di anti aggregazione piastrinica. 

In fisioterapia è una delle possibili terapie che si possono effettuare su stati infiammatori articolari e della colonna. Utilizzando due spugnette imbevute d'acqua (conduttore) coprenti due elettrodi, si riversa il farmaco sulla spugnetta dell'elettrodo avente la stessa carica ionica del farmaco. In tal modo per uguaglianza di cariche, il farmaco viene respinto dalla spugnetta fissata sulla zona da trattare e penetra in profondità.

Ma è realmente efficace? 

Studi scientifici affermano la sua efficacia dal punto di vista del dolore. Infatti la corrente galvanica, raggiunta una certa intensità (che si misura in milliAmpere) produce il cosiddetto effetto TENS, che ha la capacità di andare a chiudere il cancello della via del dolore (che arriva a livello encefalico e produce il sintomo algico), conosciuto come Gate Control. 

Il farmaco utilizzato nell'applicazione della ionoforesi avrebbe il suo effetto antinfiammatorio se fosse al 100% formato da ioni positivi o negativi (da applicare quindi sull'elettrodo corrispondente). Purtroppo rispetto al passato, la concentrazione di ioni presenti in una singola fiala è nettamente diminuita, andando a ridurre l'efficacia antinfiammatoria. Un altro limite è la durata del trattamento. Per assicurarci il completo passaggio della soluzione farmacologica dalla spugna al corpo, il trattamento dovrebbe durare molto più di quanto dura una terapia media di ionoforesi. 

In sostanza, esistono terapie antinfiammatorie molto più efficaci della ionoforesi, in circolazione. 





La Magnetoterapia

La magnetoterapia è un tipo di terapia fisica strumentale che genera un campo elettromagnetico, avente diversi effetti benefici per la salute. Prima di elencarli, è utile capire quali sostanze interagiscono con un campo elettromagnetico. Sostanzialmente esistono tre tipologie di interazioni: magnetiche, diamagnetiche, paramagnetiche.

La sostanza magnetica per eccellenza è il ferro. Questo tipo di struttura viene attratta dal campo magnetico. Ovvero se posizioniamo un magnete all'interno di un solenoide utilizzato durante la magnetoterapia, subirà delle modifiche strutturali microscopiche che orienterà le sue molecole nella direzione del campo creato.

La sostanza diamagnetica per eccellenza è l'acqua. Questo tipo di elemento viene respinto dal campo magnetico. Ovvero se posizioniamo il campo magnetico sopra una pozzanghera, l'acqua tenderà ad essere respinta, andando nel verso opposto al campo magnetico.

Le sostanze che non reagiscono in nessun modo con il campo elettromagnetico si definiscono paramagnetiche. Queste non vengono nè attratte, nè respinte. Fanno parte di questa categoria numerose particelle presenti in natura.

Rapportando questi concetti al nostro organismo, riconosciamo come sostanza magnetica per eccellenza l'emoglobina (proteina ferrosa che lega l'ossigeno al globulo rosso), come sostanza diamagnetica l'acqua (ma anche eventuali versamenti liquidi presenti in diverse patologie) e come sostanza paramagnetica numerosi ioni che si trovano comunque in un contesto o di sangue o di acqua.

Usando la logica, possiamo capire che un campo magnetico applicato in una zona del nostro corpo porterà principalmente ad un aumento nella zona di sangue ed ossigeno e ad un drenaggio di liquidi. Principalmente le sue indicazioni saranno per situazioni infiammatorie, ematomi, artrosi, traumi diretti e solo in seguito per fratture.

La magnetoterapia infatti non ha nessuno studio scientifico che dimostri la sua efficacia in casi di frattura. Ma seguendo la logica suddetta, è evidente che stimolando l'afflusso di sangue in una zona che è disorganizzata dal punto di vista della circolazione sanguigna, si possa velocizzare la formazione del callo osseo e la riduzione di edemi conseguenti a fratture.



D.O.M.S. e Acido Lattico

Il D.O.M.S. (Delayed Onset Muscle Soreness) è un acronimo inglese che sta ad indicare l'indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata. Questo viene in genere riscontrato da tutti gli individui indipendentemente dal livello di allenamento, ed è una normale risposta fisiologica a sforzi maggiori, o lo svolgimento di attività fisiche a cui non si è abituati. Il dolore e il disagio associato ai DOMS solitamente raggiunge il picco tra le 24 e le 48 ore a seguito dell'esercizio fisico, e si estingue entro 96 ore. Generalmente, una percezione di dolore maggiore avviene con sforzi di maggiore intensità, e una più frequente esecuzione di attività sconosciute. Altri fattori che influiscono sulla formazione del DOMS sono la rigidità muscolare, la velocità della contrazione, la fatica, e l'angolo di contrazione.

Pubblicità e Marketing: lo tsunami che si abbatterà.

Il marketing è uno strumento strategico decisivo per operare con efficacia sui mercati, per interpretare al meglio le esigenze e le istanze tradurle in soluzioni. Svolge un ruolo guida nell’orientamento dei processi di comunicazione sia in quella di prodotto che in quella dedicata alla presenza ad eventi.

Ultimamente il mercato della fisioterapia ha subito una forte spinta pubblicitaria, che porterà di qui a breve l'utenza di pazienti a scegliere un centro piuttosto che un altro. Non sarà più infatti la qualità del trattamento ad essere prioritaria nella decisione della persona che deve curarsi. Bensì, sempre di più nell'ultimo periodo, la presenza di sconti, promozioni o convenzioni che la struttura offre all'utenza sarà la ragione per la quale l'individuo sceglierà una clinica invece di un'altra.

Colpa della crisi? Sicuramente la persona bisognosa di cure, anche per colpa dello stato di crisi economica in cui riversano numerose famiglie italiane, prima di fare un qualsiasi trattamento si farà i conti in tasca, a differenza di quanto poteva accadere 30 anni fa. Considerando che ormai i centri convenzionati sono centri privati "camuffati", stiamo assistendo ad una vera e propria svalutazione del mercato della fisioterapia. Un'asta al ribasso per aggiudicarsi il maggior numero di "clienti". Al diavolo la qualità del trattamento, mille volte meglio la quantità a prezzi dimezzati.

Groupon, Let's bonus e altri siti del genere, sono diventati la vetrina principale di alcune strutture "all' avanguardia", che salendo sull'onda del consumismo, tra pochi anni saranno le principali responsabili dello tsunami che si abbatterà su tutta la popolazione. Non si può svalutare un mercato come quello della fisioterapia. In questo modo si aprono i portoni dell'abusivismo, della qualità scarsa, dell'occasione da non perdere. Si perdono invece tutti i valori e le credenziali che la professione sanitaria deve conservare a prescindere.

Il mercato della sanità non dovrebbe esistere. Anche solo pensarlo sarebbe un reato.

L'articolazione del ginocchio

Il ginocchio è un'articolazione che unisce la coscia e la gamba, le quali, insieme al piede, compongono l'arto inferiore. L'incavo posteriore è chiamato cavità poplitea.
L'articolazione del ginocchio è la più complessa ed ampia dello scheletro umano. Mentre le superfici articolari sembrano identificarla come un'articolazione estremamente mobile, l'apparato ligamentoso, ad essa connesso, ne riduce i movimenti alla sola flessione ed estensione.