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Il pattern di attivazione del lobo temporale mediale durante la masticazione di una chewing gum.

INTRODUZIONE

E' risaputo che il cervello umano sia influenzato da stimoli ambientali (Feeney et al., 1982; Kaplan, 1988). Pertanto, la ricerca sul modello di attivazione cerebrale da stimoli esterni è stata da sempre un argomento importante nella neuro-scienza (Kaplan, 1988). Da alcuni studi è emerso che la gomma da masticare abbia un effetto positivo sulla cognizione, sulla vigilanza, l'attenzione, la velocità di elaborazione cognitiva e la memoria (Stephens e Tunney, 2004; Smith; 2009; Onyper et al., 2011; Allen and Smith, 2012; al., 2013). Molti studi hanno riferito che la gomma da masticare può migliorare la funzione della memoria, anche se c'è qualche controversia su questo argomento (Nielson e Jensen, 1994, Stephens e Tunney, 2004, Tucha e altri, 2004, Miles e Johnson, 2007, Smith). E' stato dimostrato che la gomma da masticare migliora la funzione della memoria aumentando la distribuzione del glucosio nel cervello, aumentando l'eccitazione adrenergica e avviando l'attivazione corticale in aree correlate alla memoria (Sesay et al., 2000; Takada e Miyamoto, 2004 ). Tuttavia, il possibile schema di attivazione cerebrale del lobo temporale mediale non è stato chiarito finora.

La valutazione posturale della testa e cranio-cervicale tra i pazienti con e senza disordini temporo-mandibolari.

INTRODUZIONE:
I disordini temporo-mandibolari (TMD) sono la causa non dentale più comune di dolore oro-facciale con eziologia multifattoriale. L'eziologia, la diagnosi e il trattamento dei disordini temporo-mandibolari (TMD) sono ancora controversi. Le linee guida della American Academy of Pain Orofacial suggeriscono un legame tra TMD e colonna vertebrale cervicale. Mehta et al., identificano la 'triade di disfunzione', che incorpora il dolore miofasciale e la disfunzione, il derangement interno dell'articolazione temporo-mandibolare (ATM) e la disfunzione della colonna vertebrale cervicale (CSD).

Influenza del dolore cranio-mandibolare e cervicale sull'attività dei muscoli masticatori in soggetti con disturbi temporo-mandibolari.

SCOPO:
Questo studio mira a stabilire la prevalenza del dolore nella regione temporo-mandibolare e nel rachide cervicale in individui con disturbi dell'articolazione temporo-mandibolare (TMD) e ad analizzare gli effetti di questi disturbi sull'attivazione bilaterale del muscolo temporale anteriore (AT) e massetere (MA) durante il ciclo masticatorio.

Un dolore evocato sperimentalmente ai muscoli della mascella o all'articolazione temporo mandibolare influisce sulla forza del morso anteriore nell'uomo?

L'obiettivo di questo studio è quello di verificare l'ipotesi che il dolore sperimentale nel muscolo massetere o dell'articolazione temporomandibolare (ATM) riduce la forza massima volontaria del morso anteriore (MVBF) e l'attività muscolare della mascella in relazione allo sforzo percepito.

L'influenza di un eccessivo uso di gomma da masticare sulla frequenza della cefalea e della sua gravità tra gli adolescenti.

L'eccessiva masticazione della gomma da masticare è sottostimata come possibile fattore di rischio e precipitante del mal di testa nei bambini e negli adolescenti. Questo studio ha valutato l'influenza della quotidiana ed eccessiva masticazione del chewing gum nei bambini e negli adolescenti con cefalea cronica, sottolineando l'impatto positivo della sospensione di questa abitudine e l'impatto negativo della sua reintroduzione.

Test clinici che diagnosticano una dislocazione anteriore del disco nell'articolazione temporo-mandibolare.

E' possibile validare dei test clinici da eseguire su pazienti con disordini (spesso dolorosi e di lunga durata) dell'articolazione temporo-mandibolare? Nello specifico, quando si presenta una dislocazione anteriore del disco articolare senza riduzione?

La relazione tra dolore cronico e condizioni climatiche in pazienti affetti da disordini temporo-mandibolari.

I pazienti con disordini temporo-mandibolari spesso riportano un aumento del dolore in risposta ai cambiamenti delle condizioni atmosferiche. Tuttavia, le prove scientifiche a sostegno di questa relazione sono scarse.